Consulenze tecnologiche e informatiche

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Autenticazione biometrica 3D

Autenticazione biometrica 3D

La scansione 3D si sta sempre più diffondendo in diversi rami di produzione e anche nel quotidiano, sono almeno due anni che si stanno profilano delle app specifiche per sistemi operativi iOS in grado di trasformare lo smartphone in uno scanner a tre dimensioni.

Il passaggio successivo non poteva che essere l’uso dell’analisi degli oggetti di fronte allo schermo per determinare se il volto presente è quello del proprietario del dispositivo, come per la scansione della retina o per le impronte digitali, si aprono dei filoni di pensiero su quale sia la reale sicurezza di questo meccanismo.

Personalmente adotto l’impronta digitale su alcuni dispositivi, poco critici, lo faccio per la rapidità di accesso ai contenuti, non tanto perché mi fidi in modo assoluto della soluzione, ma la soluzione alternativa sarebbe non avere nessuna protezione, quindi meglio l’impronta che un pugno in un occhio.

La password di backup in caso di fallimento dell’impronta è qualcosa di 20 caratteri e con struttura a caratteri misti, per digitarla tutta sulla tastiera di uno smartphone ci vuole molta pazienza.

Comunque, tornando al tridimensionale, ho una mia personale perplessità, in realtà non tanto personale, visto che il discorso si è sviluppato nel corso di una sessione serale di passeggiata con il cane, parlando con un altro conduttore che opera in un settore parallelo al mio e con sovrapposizioni in ambito di sicurezza.

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Sei consapevole dei rischi che fai correre alla tua azienda?

Sei consapevole dei rischi che fai correre alla tua azienda?

Ho svolto una visita esplorativa da un potenziale cliente, nulla di che, una semplice questione di protezione dai virus che rubano i dati, critici e fondamentali per l’azienda in questione.

Essendo un primo contatto penso sia il caso di accennare anche a quella cosa che in Italia si chiama GDPR, ovvero la nuova regolamentazione della comunità europea per il trattamento dei dati personali, che busserà senza pietà alle nostre porte il 25 maggio 2018.

Già che ci sono consiglio la consultazione del sito di ENISA (European Union Agency for Network and Information Security), dove è reperibile molta documentazione sull’argomento e specifiche linee guida per le diverse tematiche.

Nonostante gli oltre 40 (quaranta) dipendenti e qualche migliaio di clienti non c’era la minima conoscenza dell’esistenza della nuova normativa, in compenso erano casualmente presenti il legale ed il fiscalista dell’azienda, entrambi all’oscuro di questa GDPR, e per nulla interessati a saperne di più, con il loro lavoro già sapevano tutto.

La mia missione primaria era comunque un’altra, sull’onda di quanto avrei scoperto avrei cercato successivamente di far recepire la delicatezza del tema sul trattamento dei dati.

L’incubo stava per iniziare.

Non aprite quella rete!

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Ma ne sei sicuro sicuro?

Protezioni non protezioni

Protezioni non protezioni

Oggi è venuta da me una persona con un file PDF contenente dei dati, il problema era che chi ha generato il report non ha pensato che forse i dati estrapolati erano da sistemare in ordine decrescente.

Certo che per chi svolge lavori di tipo statistico non è molto professionale, e serio, fornire il materiale ottenuto senza applicare un minimo di ordinamento.

La persona ha pensato di esportare il tutto in un file di excel e quindi su quello farci le elaborazioni del caso, operazione comunque semplice usando il programma Adobe Export PDF.

Qui la scoperta che il file è protetto da una owner password, ovvero quella password che impedisce la stampa e/o il copia e incolla, oltre alla modifica.

Ecco arrivare la disperazione, decine di pagine di dati da copiare a mano.

Ma tu che usi la owner password sei sicuro di essere al sicuro?

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Avere un antivirus gratuito o non averne proprio potrebbe non fare differenza

Avere un antivirus gratuito o non averne proprio potrebbe non fare differenza

Oggi sono pigro e ho lo stomaco che mi tormenta, giuro che ieri sera non ho fatto bagordi, pertanto lascerò la “parola” a Claudio Panerai, CTO di ACHAB.

Ogni giorno leggiamo e sentiamo parlare di frodi informatiche di varia natura ed in vari contesti, senza distinzione di razza e di credo, in questi casi si arriva spesso a scoprire che il firewall non c’era, i computer erano con sistemi operativi obsoleti o non aggiornati, senza escludere la mancanza di un antivirus o la presenza di un antivirus gratuito.

Da tempo immemore non uso antivirus gratuiti, era ancora il tempo di Microsoft Windows 3.11. Lasciato quel sistema operativo ho iniziato ad usare solo prodotti a pagamento, ne ho provati tanti senza sposarne uno per lungi periodi, massimo 2-3 anni, per arrivare alla fine a Webroot, che ormai mi accompagna con fedeltà e senza deludermi, è il mio secondo cagnolino di casa.

Con la sua famosa chiarezza e la passione che mette nell’affrontare queste tematiche, andiamo a leggere quanto Claudio ci racconta sull’uso degli antivirus gratuiti, o meglio sul perché non è il caso di usarli.

Puoi anche leggere il suo articolo originale nel blog di ACHAB: L’antivirus free non è più sufficiente, ecco perché.

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Lo schiavismo si è evoluto?

Lo schiavismo si è evoluto?

Oggi vado fuori tema e affronto, non senza tornare nel ambito della sicurezza, l’argomento del lavoro e di come lo sviluppo della situazione ci sta trascinando in situazioni di rischio.

Non è mia intenzione sostituirmi agli economisti e ai diversi esperti di settore, semplicemente ho pensato di condividere quanto visto nel corso degli anni passando attraverso diverse tipologie di aziende.

Ormai da anni il tema del lavoro è un elemento chiave di qualsiasi dibattito e discussione, ci sono diversi punti di vista sul suo ruolo, partendo da quello costituzionale, dove i padri della democrazia italiana definirono il nostro paese “una repubblica fondata sul lavoro”.

La visione politica dell’ultimo triennio è che i cittadini devono avere un lavoro, perché questo permette alle persone di avere una dignità.

Per quanto le menti filosofiche e spirituali affermino che “il denaro non dà la felicità”, è pur vero che senza di esso non si può sopravvivere in questa società basata sul capitale, quindi chi cerca il lavoro non lo fa principalmente per avere un luogo dove andare a passare la giornata e di conseguenza avere la propria dignità tutelata. Lo scopro principale in questo frangente temporale è avere di che pagare le bollette a fine mese e riempire ogni settimana la dispensa. Con questi elementi tutelati arriva anche la dignità, almeno in parte.

 

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