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Il disco rigido un collo di bottiglia per il sistema?

Il disco rigido un collo di bottiglia per il sistema?

Lo sviluppo evolutivo delle piattaforme software richiede computer sempre più potenti, tuttavia si raggiunge un punto oltre il quale la piattaforma appare essere lenta anche con i processori, le memorie e le schede video più performanti e potenti.

Una situazione che spesso sfugge al consumatore, e di cui non si parla, è che i dischi rigidi utilizzati hanno capacità di salvataggio ormai al di sopra del tera byte, con unità disco meccaniche aventi una velocità di rotazione preistorica e considerabile efficace per capacità al di sotto dei 500 giga.

Un disco da 7.200 RPM non è più in grado di rendere fluido il lavoro di una persona che necessita di muoversi in scioltezza su file di dimensioni rilevanti e su diversi file nel medesimo momento, per non parlare di applicazioni e lavori che necessitano di uno scambio continuo di informazioni con i contenuti del disco.

I bus di comunicazione di ultima generazione rendono le capacità di trasferimento di dati da e verso il disco sempre più rapide, tuttavia è come se veicolassimo un flusso d’acqua lungo un tubo di 20 cm di diametro per poi farlo confluire in un’apertura di 5 cm.

La tecnologia elettronica si è sviluppata rendendo disponibili dei supporti di memorizzazione a stato solido (SSD), ovvero delle grandi memorie non volatili ad accesso rapido, che eliminano una serie di fattori di rallentamento, rendendo il computer più ricettivo e rapido.

Questi supporti di memorizzazione, che ha poco senso chiamare dischi, non avendo più parti circolari rotanti, hanno raggiunto dei costi ampiamente abbordabili, consideriamo che un SSD con spazio per un tera byte, costa poco più di un centinaio di euro.

Per sfruttare al meglio un SSD con Windows 10 è utile compiere qualche configurazione di tuning, di cui scriveremo nel seguito.

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Il concetto di prevenzione si applica anche agli harddisk

Il concetto di prevenzione si applica anche agli harddisk

Il disco del computer è uno degli elementi più critici, anzi, il più critico, infatti può guastarsi qualsiasi componente del computer e crearci un disservizio a causa della persona che non è più nelle condizioni di lavorare. In questa situazione si può sostituire l’elemento danneggiato o collegare il disco del computer in avaria ad un’altra macchina e recuperare i dati presenti.

La situazione si fa spessa quando a guastarsi è il disco rigido, in tal caso possiamo sperare di recuperare i dati in qualche modo, oppure trovarci nella condizione di avere un guasto della meccanica o dell’elettronica e non poter far nulla, salvo pagare un’azienda specializzata per recuperare i dati.

Mettiamo da parte il fatto che su un computer non dovrebbero esserci dati o applicazioni critici, che devono risiedere su un server con un bel sistema di backup o ancora meglio un sistema di Business Continuity.

Una delle soluzioni per prevenire questa fastidiosa situazione è quella di avere un monitor che esegue un ChkDsk catturando il messaggio di errore, nel caso di settori o file danneggiati, e inviando un allarme all’amministratore.

Questo metodo, che è utile e da non scartare, ci segnala tuttavia uno stato di compromissione già avvenuto, che può essere causato da uno spegnimento anomalo della macchina, quindi software, oppure da un progressivo deterioramento del disco, una situazione molto seria.

A questo punto è il caso di utilizzare quel elemento presente nei dischi, siano essi meccanici o SSD, e che restituisce lo stato reale di salute del dispositivo, compreso un valore denominato PredictionFailure, ovvero: attento che il tuo disco ti sta per lasciare, forse non oggi; forse non domani, ma ti sta per lasciare.

Con Powershell è possibile leggere i valori forniti dallo S.M.A.R.T. (Self-Monitoring, Analysis, and Reporting Technology) dei dischi.

Abbinando la procedura Powershell a DATTO RMM si ottiene un Monitor, che può essere eseguito ogni ora, o con la periodicità desiderata, sui computer attivi.

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Automatizzare in modo creativo

Automatizzare in modo creativo

La potenza dell’automazione del IT è composta dai giusti strumenti e dall’organizzazione, il tutto legato dagli obiettivi da raggiungere, compresi quelli che non si sa di poter raggiungere.

Quando si lavora con un sistema RMM, ad esempio Datto RMM, si dispone di molteplici procedure integrate con il sistema acquistato e distribuito, questo in realtà non basta, infatti le procedure integrate le possono distribuire tutti, le azioni particolari solo in pochi e costituiscono il valore aggiunto che fa la differenza.

Negli ultimi mesi mi sono battuto per affrontare una serie di problematiche legate ad un’applicazione che per funzionare necessità di un utente permanentemente collegato, pertanto se il server si riavvia qualcuno deve correre e collegarsi per riavviare l’applicazione.

Sfruttando gli elementi del sistema operativo e le potenzialità di Datto RMM, abbinato alle funzioni di Powershell, ho potuto innescare una catena di retroazione tale da far ripartire il server con la login automatica e di conseguenza l’applicazione, per quindi riportare in sicurezza il server togliendo la login automatica (Windows 10 e di nuovo l’avvio rapido, Il computer si riavvia e le applicazioni server non partono).

Questa soluzione presenta un problema, ovvero se l’applicazione viene fermata per la manutenzione si innesca un loop perverso che impedisce al sistemista di lavorare, anche per questo esiste una soluzione.

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Social e processore a palla

Social e processore a palla

Improvvisamente gli allarmi informano che alcuni computer hanno il processore che lavora al 100%, sempre che tu abbia Datto RMM che controlla le prestazioni, comunque sia può capitare che il processore si trovi a lavorare al suo massimo per un certo periodo, un po’ meno che lo faccia per tutta la giornata.

La situazione rende necessaria una verifica per determinare quale sia il fattore scatenante, con un controllo sui processi che richiedono il processore, sempre grazie a Datto RMM, emerge che si tratta del signore WhatsApp.exe, che ad un certo punto della sua vita decide che non è bello lasciare inutilizzato il processore e quindi ci pensa lui.

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Datto RMM con Wake on LAN

Datto RMM con Wake on LAN

Sicuramente è capitato a tutti di essere lontani dal proprio computer, nel senso di fisicamente in un altro luogo a chilometri di distanza, e di avere la necessità di collegarsi alla macchina per cercare qualcosa o eseguire un lavoro che non sarebbe fattibile in altro modo.

Personalmente, nel passato, mi è capitato di essere chiamato dal responsabile legale di alcuni clienti, la domanda speranzosa che mi hanno fatto è stata:

L’ufficio è chiuso e ho delle persone che devono collegarsi alle macchine per preparare del materiale, puoi accendere i computer da fuori?

La risposta era ovviamente no, poi è arrivato l’RMM, il magico Datto RMM, che si è fuso con il Wake on LAN, creando un’entità divina in grado di premere il bottone di accensione.

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