Consulenze tecnologiche e informatiche
Lo schiavismo si è evoluto?

Lo schiavismo si è evoluto?

Oggi vado fuori tema e affronto, non senza tornare nel ambito della sicurezza, l’argomento del lavoro e di come lo sviluppo della situazione ci sta trascinando in situazioni di rischio.

Non è mia intenzione sostituirmi agli economisti e ai diversi esperti di settore, semplicemente ho pensato di condividere quanto visto nel corso degli anni passando attraverso diverse tipologie di aziende.

Ormai da anni il tema del lavoro è un elemento chiave di qualsiasi dibattito e discussione, ci sono diversi punti di vista sul suo ruolo, partendo da quello costituzionale, dove i padri della democrazia italiana definirono il nostro paese “una repubblica fondata sul lavoro”.

La visione politica dell’ultimo triennio è che i cittadini devono avere un lavoro, perché questo permette alle persone di avere una dignità.

Per quanto le menti filosofiche e spirituali affermino che “il denaro non dà la felicità”, è pur vero che senza di esso non si può sopravvivere in questa società basata sul capitale, quindi chi cerca il lavoro non lo fa principalmente per avere un luogo dove andare a passare la giornata e di conseguenza avere la propria dignità tutelata. Lo scopro principale in questo frangente temporale è avere di che pagare le bollette a fine mese e riempire ogni settimana la dispensa. Con questi elementi tutelati arriva anche la dignità, almeno in parte.

 

Lavoro, dignità e sopravvivenza

 

In effetti avere un lavoro fa sentire meglio e in particolare fa sentire le persone utili, fornendo uno scopo, qualsiasi lavoro ha un suo scopo e beneficio per se stessi e per chi ne beneficia, in modo diretto o indiretto. Avere un lavoro permette inoltre di riempire la dispensa, anche se non è sempre vero, parlo infatti di sopravvivenza e non di vita decorosa.

Il lavoro ha anche degli aspetti sociali, sempre che esistano momenti di aggregazione in cui scambiare pensieri e opinioni, il dialogo e il confronto è un mezzo per rendere la mente più serena, ancora di più se agevola il sorriso.

Ci sono sempre più attività lavorative con dei compensi che bastano a stento a coprire due settimane di vita ordinaria, in cui includo le voci basilari: affitto; alimentazione; spese mediche; luce; gas e telefono.

Le vacanze, anche brevi, non sono un diritto.

La dignità è un concetto complesso e sicuramente non è il solo avere un lavoro, ma anche come il lavoro viene tutelato e commissionato, se il ruolo acquisito è sottopagato e comporta il dover mettere i propri anni di competenza al servizio della pulizia delle scarpe di chi entra in azienda, senza usare lo straccio, allora parliamo di un lavoro, ma non di dignità della persona.

 

La matrioska

 

La catena del accesso al mondo del lavoro

La catena del accesso al mondo del lavoro

Sempre più spesso l’unico modo per accedere al mondo del lavoro è quello di entrare in una catena di aziende, dove A recluta il collaboratore, che viene passato a B e da qui a C per prestare la sua opera in D.

 

Appare palese che in tutto questo giro quanto viene pagato da D è nettamente superiore rispetto a quello che arriva alle tasche del collaboratore, ogni gradino della matrioska deve avere un proprio margine di guadagno o non potrebbe vivere.

In alcuni casi il compenso del collaboratore può apparire come dignitoso, torniamo a questa parola, tuttavia in un consistente quantitativo di situazioni il ricavo finale deve essere depurato delle spese di trasferimento per raggiungere la sede di lavoro, dei costi alimentari per il pranzo e degli oneri accessori.

Mi sono trovato a fare la manutenzione di portatili aziendali di collaboratori, che per poter lavorare dovevano pagare di tasca loro la manutenzione dei computer, i software di lavoro e gli antivirus.

Alla fine il ricavato spendibile direttamente dal collaboratore si riduce a cifre variabili tra i 400 e i 600 euro, parliamo delle situazioni altamente favorevoli.

 

Il rapporto di collaborazione

 

Ovviamente D si aspetta da A la copertura dell’attività richiesta per 365 giorni all’anno, questo è un diritto imprescindibile quando si stipula un contratto che richiede una copertura continuativa. Deve essere A a porsi il problema di avere personale sufficiente per garantire gli accordi contrattuali e i diritti dei collaboratori reclutati, in particola di avere persone con le competenze per svolgere il lavoro richiesto o sostituire il collega.

Tuttavia in questi contesti quanto acquisito economicamente da A è sufficiente per coprire le richieste del cliente finale?

Purtroppo in diversi casi nella catena A-B-C-D non sussiste la ridondanza del personale e qui nascono i problemi, che si sommano al diverso modo di gestire le risorse da parte del cliente finale.

Senza teorizzare vediamo alcuni casi reali, come l’organizzazione delle ferie. Il personale interno ha ovviamente la priorità, il collaboratore esterno deve spesso aspettare fino alla settima precedente a quella delle ferie da lui desiderate per poter avere una conferma o meno del periodo prescelto, chiaramente senza poter prenotare nulla, salvo forse qualche last minute. Comunque in ogni caso nel rispetto della continuità del lavoro e del massimo di una settimana massima continuativa di assenza.

Diventa di poca rilevanza il fatto che A sia disponibile a concedere le due o più settimane di ferie al proprio collaboratore nel periodo richiesto, questo consenso porta ad un attrito contrattuale con il cliente finale D e di conseguenza ad un rischio di rescissione del contratto e alla caduta di tutta la matrioska.

Abbiamo poi i casi, realmente visti, di assenze per forze di causa maggiore, come quella del collaboratore esterno sottoposto ad un intervento salvavita e obbligato a rientrare anticipatamente dalla convalescenza con quanto ne consegue. Anche in questo caso vale il concetto precedente della catena.

Tra i casi visti nel corso di visite a strutture ci sono anche quelle dei lutti familiari, dove spesso si vede il collaboratore esterno spinto a rientrare subito in servizio, senza nemmeno le condoglianze, con la differenza verso il collaboratore interno che resta a riposo magari per una settimana.

 

I nuovi schiavi

 

Spesso chi parla di dignità del lavoro è chi vive in un grande ufficio, esistono anche molti che ne parlano con cognizione di causa e cercano di migliorare le cose, ma purtroppo per farlo dovrebbero ridurre i privilegi di alcune leadership e quindi non hanno grande successo, a mano che non lo facciano nella propria azienda, le eccellenze esistono.

In questo troviamo il lavoratore disperato e che ignora ormai l’esistenza di alcuni diritti minimi, arrivando ad accettare senza contrattare un contratto da 400,00 euro al mese, con la giustificazione mentale del “almeno ho un lavoro”, tanto posso mangiare di meno e trovarmi una stanza per dormire a pochi euro in nero.

Questa passività alimenta di fondo il meccanismo degli stipendi al ribasso, perdendo di vista il fatto che ogni volta che si accetta un lavoro con una retribuzione a calare la volta successiva si prenderà meno.

Una ulteriore situazione di rischio sociale è che le disparita di trattamento all’interno del medesimo ambienta crea dei conflitti, che portano a delle tensioni tra persone che di fondo vivono le medesime situazioni di disagio, tensioni che sono causate da degli schemi comportamentali imposti dal sistema e non dal collega.

Le tensioni nel ambiente di lavoro diventano poi un danno anche per l’azienda, si può incappare in situazioni in cui il collaboratore meno tutelato svolge in modo svogliato il proprio lavoro o semplicemente fornisce il materiale in ritardo al dipendente a suo avvio più tutelato, o peggio lo fornisce con dei difetti o errori per fargli perdere tempo.

 

Il malcontento verso la sicurezza

 

L'insoddisfazione rende meno efficace il lavoro

L’insoddisfazione rende meno efficace il lavoro

Il mito narra di un tempo lontano, quando internet era giovane e non esistevano i social, in quel epoca per scambiare informazioni e ampliare la conoscenza alcuni dipendenti usavano un mezzo rudimentale di comunicazione, per certi versi simile ad una mail.

Il titolare dell’azienda, per evitare che queste consultazioni portassero al trasferimento di contenuti, decise di porre dei limiti alle comunicazioni digitali, la conseguenza portò alla gestione di una sorta di allegato a questo sistema di comunicazione. Non è chiaro se fosse un embrione di ftp o la prima e-mail con allegati, comunque sia le informazioni iniziarono veramente ad uscire, anche se non vitali per il business aziendale.

Il titolare dell’azienda fece una riflessione e valutò la capacità di queste persone nel evolvere in tempi rapidi gli strumenti di comunicazione su internet, quindi fece una cosa diversa, decise di fidelizzare i propri dipendenti vitali con maggiori compensi e gratificazioni. Il risultato fu che il personale dell’azienda indirizzò le proprietà capacità nella realizzazione di soluzioni di comunicazioni al servizio del proprio titolare.

Miti a parte, ma basati su fatti reali trasformati nel tempo, un collaboratore insoddisfatto può diventare una minaccia consapevole o inconsapevole.

Nel primo caso può agire passando alla concorrenza informazioni o compiendo dei sabotaggi, anche di piccola entità, ma che per l’azienda costituiscono un problema, oltre a diffondere in modo velato e non imputabile delle informazioni che possono abbassare il prestigio dell’azienda e del prodotto distribuito.

La minaccia inconsapevole è quella più deleteria, perché deriva da un lavoro svolto con poca attenzione e quindi altamente soggetto ad errori, oltre che ad una bassa vigilanza nell’aprire messaggi che possono contenere virus.

 

Una soluzione?

 

In effetti una soluzione immediata non esiste, sarebbe necessario cambiare un sistema economico che ha fondamenta che si perdono nei secoli.

Oltre che pareggiare situazioni economiche difficili sia per il cittadino che cerca occupazione sia per gli imprenditori che cercano di darla e spesso ne hanno bisogno, ma non sanno come fronteggiare i costi.

Per quanto concerne gli aspetti di rischio diventa fondamentale aumentare i controlli e i sistemi di protezione, comunque sia costi anche in questo caso, anche se ammortizzabili con i benefici.

Abbiamo poi i meccanismi di approccio sociale, sono quelli che passano dal rispetto reciproco e danno dignità alle persone, a volte una stretta di mano unita ad un grazie con un sorriso possono fare miracoli.

 

Non dimenticare di sorridere!

 

Categorie
Archivi
Count per Day
  • 93Questo articolo:
  • 184199Totale letture:
  • 385Letture odierne:
  • 390Letture di ieri:
  • 21 Novembre 2016Dal:
Iscriviti alla Newsletter
Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti ai nostri iscritti.

Seleziona lista (o più di una):




Trattamento dei dati