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Autenticazione biometrica 3D

Autenticazione biometrica 3D

La scansione 3D si sta sempre più diffondendo in diversi rami di produzione e anche nel quotidiano, sono almeno due anni che si stanno profilano delle app specifiche per sistemi operativi iOS in grado di trasformare lo smartphone in uno scanner a tre dimensioni.

Il passaggio successivo non poteva che essere l’uso dell’analisi degli oggetti di fronte allo schermo per determinare se il volto presente è quello del proprietario del dispositivo, come per la scansione della retina o per le impronte digitali, si aprono dei filoni di pensiero su quale sia la reale sicurezza di questo meccanismo.

Personalmente adotto l’impronta digitale su alcuni dispositivi, poco critici, lo faccio per la rapidità di accesso ai contenuti, non tanto perché mi fidi in modo assoluto della soluzione, ma la soluzione alternativa sarebbe non avere nessuna protezione, quindi meglio l’impronta che un pugno in un occhio.

La password di backup in caso di fallimento dell’impronta è qualcosa di 20 caratteri e con struttura a caratteri misti, per digitarla tutta sulla tastiera di uno smartphone ci vuole molta pazienza.

Comunque, tornando al tridimensionale, ho una mia personale perplessità, in realtà non tanto personale, visto che il discorso si è sviluppato nel corso di una sessione serale di passeggiata con il cane, parlando con un altro conduttore che opera in un settore parallelo al mio e con sovrapposizioni in ambito di sicurezza.

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