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Prima o poi bisogna sempre pulire

Prima o poi bisogna sempre pulire

Negli ultimi giorni è esploso il caso della backdoor introdotta nel prodotto CClener di Piriform, ovviamente ad insaputa degli sviluppatori, che hanno provveduto al rilascio di una versione pulita dell’applicazione.

Situazioni di questo genere hanno toccato diversi prodotti nel corso del tempo, di diverso calibro e prestigio, e sicuramente casi simili capiteranno anche in futuro.

Quello di cui voglio parlare oggi non è legato alla backdoor, ma più in generale ai prodotti creati per la manutenzione dei computer e la rimozione dei vari file temporanei che sporcano i dischi.

In diversi occasioni ho orecchiato discorsi da birreria sull’utilità o meno di usare questi tipi di programmi nella seconda decade del XXI secolo.

Parlo di birreria perché sono discorsi che mi riportano alla mente i confronti tecnici che facevo diversi anni fa con gli amici, seduti ad un tavolo della birreria con un buon bicchiere di birra pregiata di fronte. Erano discorsi che portavano sempre a delle riflessioni e ad una crescita personale.

Usare o non usare?

Una parte sostiene che ormai con lo sviluppo dei sistemi operativi si può fare a meno di queste applicazioni, questo perché il sistema operativo si è così evoluto da poter manutenere se stesso e non riempire il disco e i registri di contenuti a medio termine superflui.

Personalmente faccio parte dell’altra fazione, se così vogliamo chiamarla.

Purtroppo i nuovi sistemi operativi sporcano più dei precedenti e le applicazioni che usiamo non sono da meno, inoltre troviamo sempre il modo, come utenti, di accumulare contenuti nei posti più impensabili, anche io. Come in precedenza da me condiviso nell’articolo “Il disco è pieno, ma non è colpa dei temporanei”.

Nel caso in cui non si disponga del tempo e della pazienza di pulire a mano le cache dei vari browser e le cartelle dei file temporanei presenti nel disco, allora non c’è altra scelta che ricorrere a strumenti di pulizia, nonostante tutto il mio preferito continua ad essere CCleaner.

Ma io lo uso?

La risposta è articolata, in realtà non lo uso, disponendo di un sistema RMM (Remote Monitoring and Managment), nello specifico Autotask Endpoint Managment (AEM). La soluzione RMM mi permette di delegare agli agenti di manutenzione le azioni di pulizia delle zone di interesse, comprese quelle che i software di pulizia non conoscono in quanto legate agli utenti e alle aziende.

La parte articolata della risposta è legata al fatto che se un mio cliente, o una persona in generale, non dispone di un RMM allora metto in gioco il CCleaner.

Tuttavia lo uso nella sua versione portable o lo installo per non fare monitoring proattivo, ma per pulire la macchina solo attraverso una richiesta manuale.

Inoltre di questi programmi non uso mai le funzioni di pulizia delle chiavi di registro, si tratta di un retaggio storico, in un passato remoto e sperduto usavo un’applicazione di gestione delle installazioni e manutenzione, che non era gratuita, fino al giorno in cui il mio Windows NT è saltato a causa di una rimozione non opportuna di alcune chiavi di registro.

La pulizia dei registri è un’azione da svolgere con la massima attenzione e da non delegare alla pressione di un bottone, almeno senza aver prima selezionato in modo manuale cosa rimuovere.

In conclusione, per quello che è il mio pensiero, i tempi non sono ancora maturi per rinunciare a questi programmi di pulizia, a meno che non si disponga di altro a livello centralizzato.

Arriverà forse un giorno in cui i sistemi operativi saranno in grado di auto-gestirsi, ma non è adesso.

I programmi disponibili sono molti, bisogna sempre fare delle scelte oculate e delle attente valutazioni per non incappare in spiacevoli sorprese, nel dubbio è meglio chiedere a chi ha maggiore esperienza nel settore.

 

E tu fai la pulizia dei tuoi file?

 

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